Elettrofoni cosa sono?
Chi dobbiamo ringraziare per la musica elettronica di oggi?
La risposta è semplice è stato grazie ai progressi nell'ambito dell'elettronica e dell'elettrotecnica che si sono potuti sviluppare quelli che sono poi stati definiti come elettrofoni, con questa definizione si raggruppano gli strumenti musicali in cui il suono viene generato per mezzo di una circuitazione elettrica o un dispositivo elettromagnetico.
Questa categoria è stata aggiunta alla classificazione
di Hornbostel-Sachs del 1914, solo dopo la revisione
a cura della Galpin Society Journal, nel 1937.
Bisogna però fare attenzione alle sottigliezze, uno strumento che fa uso dell'elettricità per amplificare il suo suono, ma non per generarlo, non è classificato fra gli strumenti elettrofoni ad esempio la chitarra elettrica, che nel rispetto dei criteri di valutazione delle categorie originarie, si classifica negli strumenti cordofoni.
Il suono prodotto dai primi strumenti elettrofoni era basato sull'amplificazione diretta di una forma d'onda generata da un oscillatore. Questa sintesi di generazione è definita analogica, ma non è l'unica tipologia.
Mentre agli inizi, come per tutti le invenzioni, le grandi dimensioni del sintetizzatore lo rendevano fruibile solo dalle industrie cinematografiche i primi compositori di musica elettronica seguirono poco dopo grazie alla diffusione dei circuiti integrati nell'industria degli strumenti musicali, che permise di incorporare sofisticati dispositivi in grado di riprodurre un suono registrato digitalmente, i campionatori. È questo il momento in cui la sintesi analogica viene soppiantata da quella digitale. I sintetizzatori diventano quindi macchine in grado di riprodurre tutti gli strumenti musicali, e non solo.
Bibliografia
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- Enrico Cosimi, Manuale di musica elettronica. Teoria e tecnica dei sintetizzatori, 2011, Tecniche Nuove
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